In occasione dei Renault Exciting days ho avuto la fortuna di guidare una Megane RS Trophy sul circuito dell’Isam di Anagni. L’ho provata per saggiare di persona le ottime qualità dinamiche dell’auto, messe in evidenza dalla maggior parte delle riviste del settore che l’hanno acclamata regina delle hot hatches a trazione anteriore.
Interni
L’abitacolo presenta una forte connotazione sportiva: l’occhio resta immediatamente colpito dagli splendidi sedili Recaro, di ottima fattura, molto contenitivi, che avvolgono spalle e gambe del pilota e offrono una seduta infossata; sono una chicca assolutamente irrinunciabile su un’auto del genere. Certo, la salita e la discesa risulta, per i bassini di statura, un po’ scomoda ma è lo scotto da pagare per avere una seduta veramente racing. Tra l’altro, il giallo delle cinture contribuisce a spezzare l’atmosfera cupa, conferendo agli interni un aspetto molto grazioso.
Riuscito l’allineamento con la pedaliera di alluminio che non risulta eccessivamente disassata. Peccato per l’acceleratore non incernierato al pavimento che gli smanettoni del punta-tacco avrebbero gradito. Tuttavia, la disposizione e la conformazione dell’acceleratore permettono ugualmente di eseguire con un po’ di dimestichezza tale tecnica, magari eseguendo un più agevole punta-punta. Gradevole ma non entusiasmante il design del volante, collocato in posizione quasi verticale. In generale, si percepisce un’aura racing di grande qualità.
Alla guida
Avendo effettuato un semplice out-in dell’Isam posso solo esprimere le sensazioni che questa Rs mi ha trasmesso: innanzitutto, ho apprezzato la corsa della frizione ridotta, gli innesti del cambio secchi con una leva dall’escursione ridotta, l’ottimo carico del volante che mi è parso preciso e molto comunicativo; superbo l’impianto frenante, potente e pronto con un pedale dal giusto carico: ho avuto l’impressione che bastasse schiacciarlo poco per avere forti decelerazioni; oltre alla prontezza ha rivelato anche un’ottima modulabilità.
Il comparto, senz’altro, più riuscito è il motore che si segnala per un corposo ingresso del turbo a bassi regimi il che garantisce un bel tiro in basso ed un allungo gratificante fino alla zona rossa del contagiri. Per questa ragione l’istruttore mi ha fatto percorrere alcune curve dell’Isam, anche strette, in terza marcia, in modo da sfruttare la grande coppia in basso del Tce.
Tuttavia, non poteva essere altrimenti, è nelle sapienti mani del pilota/istruttore che durante l’hot lap, la Trophy ha svelato le sue vere qualità: grande motricità in uscita di curva grazie al differenziale meccanico e ad un’elettronica, in modalità sport, poco invasiva, una discreta agilità nelle esse strette e ravvicinate che costellavano il circuito, una tenuta di strada mostruosa garantita dalla gommatura generosa e da un assetto molto rigido. A colpirmi maggiormente è stata, però, la straordinaria reattività del posteriore che è emersa nel lungo curvone finale che il pilota, armeggiando col volante, ha percorso provocando volutamente degli evidenti, coreografici e, soprattutto, efficaci sovrasterzi, gestiti con apparente semplicità.
Conclusioni
La Megane Trophy è un gioiello unico (gli esemplari destinati all’Italia sono pochi e andati a ruba) che merita, fuor di dubbio, il successo e la fama che le sono stati attribuiti dalle più autorevoli testate automobilistiche. È, evidentemente per i pregi sopra illustrati, un’auto estrema indicata soprattutto per chi vuole dar sfogo al suo istinto corsaiolo durante i track day. Non avendola guidata in strada non posso esprimere un giudizio relativo al comfort. Tuttavia, la rigidità dell’assetto e l’impostazione palesemente sportiva mi inducono ad ipotizzare che chi è alla ricerca di una maggiore versatilità, senza per questo rinunciare a doti dinamiche e prestazioni fuori dal comune, potrebbe preferirle una Scirocco R